C'è Walter

Il Blog di Walter Giannò, palermitano di mestiere
27/11/2008

Cu nesci, arrineci: qual è il momento giusto per andarsene?

Cu nesci, arrinesci (chi esce, riesce)... Il 25 agosto scorso dedicai questo post a questo famoso proverbio siciliano, tanto caro persino ad Agrodolce, esasperato dal cronico immobilismo sociale della mia terra e dalla penuria di serie e dignitose offerte lavorative, soprattutto per i giovani.

Ebbene, ieri ho ricevuto una e-mail da un argentino, che vive in Spagna da tre anni, con origini siciliane. Ecco integralmente la sua testimonianza:

"Nel 2002 ho deciso di lasciare il mio paese per andare in Italia, dove sono rimasto insieme a mia moglie fino a metà 2006. In Argentina mi trovavo in una situazione simile a quella che descrivi nella tua lettera. Mi sono subito sentito molto identificato con le tue parole. É proprio così che mi sentivo quando ero ancora là. Non vedevo assolutamente nessuna via di uscita ed è stato questo che mi ha portato ha prendere quella decisione che ha cambiato la mia vita per sempre.
Quando ti domandi come sarebbe stata la tua vita se tuo padre oppure tuo nonno avrebbero lasciato la Sicilia per farsi un futuro altrove, penso al mio bisnonno. Lui era siciliano, nato a Canicattì e assieme a uno dei suoi fratelli sono andati a principio secolo in Argentina,come tantissimi altri italiani di tutte le regioni. É vero che all'epoca l'Argentina sembrava la terra promessa per tutti quelli che fuggivano della miseria imperante in alcuni paesi europei,ma vivere quella esperienza era molto più duro di quanto si potesse imaginare. Sulla frase Cu nesci, arrinesci, secondo la mia esperienza personale, posso dirti che è vera solo a metà. Le possibilità di progresso sicuramente le trovi se vai in un posto che sta meglio del tuo quindi hai già guadagnato qualcosa, ma bisogna anche valutare ciò che si lascia indietro, cioéla tua famiglia, i tuoi amici, il posto dove sei nato e cresciuto e sopratutto la tua identità.Credimi,un argentino non può essere un argentino al 100x100 in Spagna né un siciliano può essere un siciliano al 100% nel Veneto; ad esempio io abitavo a Conegliano, in provincia di Treviso,e lì hai perso qualcosa di molto importante. Ma oltre a questo grandissimo dilemma, se mi chiedessi un consiglio ti direi: se proprio non sei felice e ormai sei convinto che nella tua terra non c'è né ci sarà per te nessuna possibilità, allora è il momento di fare la valigia”.

postato da: WG alle ore 11:02 | link | commenti (4) | commenti (4)
categorie: attualità
02/11/2008

Ci sono sempre...

E' in atto una rivoluzione nella mia vita. Un po' di pazienza, dunque. Aggiornerò il blog quando avrò l'opportunità di farlo con rinnovata energia ed innovazione, così da premere con audacia il piede sull'acceleratore. A presto.

 

postato da: WG alle ore 09:53 | link | commenti (37) | commenti (37)
categorie: comunicazioni di servizio
20/10/2008

Citato su Fastweb.it



Ecco l'articolo di Alessandro Dattilo, pubblicato sul sito di Fastweb, in cui si parla di me e di Palermo.Blogolandia.It, l'urban blog di cui sono orgogliosamente il sindaco:

Da un lancio dell’agenzia Ansa del 24 aprile scorso: “Un grande murales che raffigura il volto del boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro è stato disegnato alle spalle della Cattedrale di Palermo, su un muro che delimita piazza Settangeli dalla chiesa. È un’immagine a colori che sembra imitare lo stile della pop art di Andy Warhol, in particolare il volto di Marilyn Monroe”.

Per Walter Giannò, uno degli autori del network Blogolandia, è stata una bella soddisfazione scoprire di aver anticipato di almeno 3 mesi la più importante agenzia giornalistica italiana. Sul suo blog (palermo.blogolandia.it) Giannò aveva infatti pubblicato in anteprima una doppia immagine del murales “incriminato”, grazie alla segnalazione anonima di un affezionato lettore.

L’Ansa, accortasi di non avere l’esclusiva, ha dovuto ribattere con un lancio di precisazione, segnalando che “le foto del murales che ritrae il volto del boss latitante Matteo Messina Denaro, dipinto sul muro di cinta dietro la cattedrale di Palermo, sono apparse su un blog il 23 gennaio scorso inserite da uno studente universitario di 27 anni, Walter Giannò”.

L’episodio citato mette in evidenza i meriti degli urban blog, di cui Blogolandia è uno dei rappresentanti più capillari. Si tratta di una struttura che non ha bisogno di intermediari per produrre notizie. I fatti accadono e il cittadino li vive, li percepisce e li racconta. Centosettanta persone, una copertura di quasi 100 comuni e gli importanti contenuti locali sono i pochi ingredienti che fanno di Blogolandia il primo network di urban blog italiano. Ogni blog è dedicato a una sola città o comune d’Italia ed è curato da un cittadino-blogger (giornalista e non) appassionato del proprio territorio urbano che prende il nome di “Sindaco di Blogolandia”.

“Questa nuova fonte e forma di informazione - spiegano gli ideatori del progetto - si pone l’obiettivo di risultare complementare e alternativa ai media classici (carta stampata, televisione, radio), per il fatto di mettere al centro il cittadino e le persone di un territorio, facendo informazione ‘dal basso’, dando loro voce senza dipendere da interessi di parte, dalla politica e dalle restrizioni che altri media inevitabilmente fanno. Oggi possiamo dire di avere centrato l’obiettivo, anche se è ancora presto per dire che siamo un network informativo alternativo. Di fatto però la gente vuole sentire la nostra voce, si avvicina all’informazione dal basso che ci contraddistingue e ci premia. Il blog di Palermo, è giusto dirlo, è forse l’esempio più chiaro di cosa possa fare una bella redazione con una forte volontà e una sana voglia di raccontare la propria realtà”.

postato da: WG alle ore 16:06 | link | commenti (47) | commenti (47)
categorie: comunicazioni di servizio, websurfing
16/10/2008

Passeggiando per Palermo

Ho realizzato questo video con le fotografie di Giuseppe Romano. Pubblicato anche su Palermo.Blogolandia.it, l'urban blog del capoluogo siciliano, di cui sono il "sindaco". La musica di sottofondo è la parodia di A te di Jovanotti, cantata da Sergio Friscia.



postato da: WG alle ore 15:16 | link | commenti (19) | commenti (19)
categorie: palermo ieri e oggi
14/10/2008

Annozero colpito dal mio essere di destra e contro il precariato



Sono trascorsi quasi quattro mesi dalla scadenza del contratto che ha sancito la fine della mia collaborazione con Wind spa, avvenuta precisamente il 30 giugno. Insieme a me, hanno perso il lavoro quasi 70 ragazzi, che si sono uniti a quelli del 30 marzo e del 31 dicembre. In totale, più di 100.

Sia prima che dopo quel giorno, ho dato anima e corpo alla lotta contro il precariato, soprattutto nel web, pubblicando vari post sulla piaga sociale che non permette a tantissimi giovani di guardare in faccia il futuro: basta spulciare l'archivio di giugno e luglio per leggere tutto ciò che ho scritto in merito all'argomento. Una lotta anomala, considerato che non sono di sinistra ed il 7 luglio ho dovuto persino difendermi da qualcheduno che mi ha accusato pubblicamente di tale incoerenza. In questo post, infatti, sostenni che essere contro il precariato non è di destra né di sinistra, soffermandomi sul compito della politica: "
il perseguimento del bene comune, che non è la mera somma dei beni individuali, perché il tutto ha un valore superiore all'insieme delle parti che lo costituiscono. Ed il precario ha un bisogno: non esserlo più, perché è stanco di esserlo. Non si tratta di un interesse di parte, bensì di un interesse comune, giacché il precario di norma è un giovane; ed i giovani sono tutti uguali. Non lo sentenzio io, ma la Costituzione, che si rivolge sia alla destra che alla sinistra. Non è una questione di principi ma di valori".

Ebbene, ho appena ricevuto un'e-mail dalla redazione di Annozero, il programma televisivo di Raidue, condotto da Michele Santoro, in quanto ha colpito la mia storia di ragazzo di destra contro il precariato. Poi, durante una conversazione telefonica, ho approfondito il mio pensiero e la mia denuncia, perché essere precari in Sicilia non è solo una condizione lavorativa, ma è uno stato d'animo.

Considerato, infine, che nell'isola governa costantemente il centrodestra, è chiaro che i destinatari della rabbia sono il Pdl e l'Mpa, che hanno il dovere politico di salvaguardare il futuro dei giovani siciliani, nutrendo la speranza, tutelando l'aspettativa, garantendo la dignità. Sinceramente fino ad oggi è stato fatto troppo poco e pare che la Sicilia stia diventando sempre di più un posto solo per vecchi, dove la pubblica amministrazione è una questione di famiglia. Sono fermamente convinto che sia necessario premere il tasto reset nel sistema politico siciliano, dando il benservito ai politicanti, proponendo facce nuove, bramosi di occuparsi del bene comune, figli della voglia di cambiare le cose, fomentata dagli esempi di chi ha dato la vita per estirpare la peste dell'isola. Faccio riferimento ad una riforma radicale del sistema politico siciliano, sia a destra che a sinistra, lottando contro il clientelismo, il nepotismo, l'immobilismo ed il vittimismo; pragmatica, rigida e meno chiaccherata.

Ma siamo pronti a questo?

Aggiornamento, 12.07: Preciso che non parteciperò alla puntata di stasera. Ho dato alla redazione la mia disponibilità a prendere parte ad una trasmissione in cui si occuperanno di lavoro o di un tema affine.
postato da: WG alle ore 15:23 | link | commenti (44) | commenti (44)
categorie: televisione, attualità, palermo ieri e oggi
10/10/2008

Nonostante lo schifo che ci circonda, credo ancora nella rivoluzione siciliana



Dopo la vicenda Parentopoli, tutt'altro che conclusa, ecco spuntare un nuovo scandalo che riguarda la vita politica siciliana, e più precisamente palermitana. In questo post di mercoledì scorso su Palermo.Blogolandia.It, infatti, si legge: "Quattro persone sono finite agli arresti domiciliari questa mattina tra Palermo e Misilmeri per aver messo in atto brogli in occasione delle elezioni amministrative del maggio 2007: gli agenti della Digos hanno notificato i provvedimenti a Gaspare Corso, 43 anni, allora candidato al Consiglio Comunale; Silvana Lo Franco, 32 anni, cognata di Corso; Vito Potenzano, 58 anni, candidato ad un consiglio circoscrizionale; Francesco Paolo Teresi, 58 anni, consigliere alla sesta circoscrizione comunale". E su Repubblica, edizione Palermo, si racconta che "
quattrocentocinquanta schede false sono finite nelle urne delle elezioni amministrative del maggio 2007: i tre candidati che ne avrebbero beneficiato si trovano da questa mattina agli arresti domiciliari". Qui, infine, potete leggere le dure reazioni del centrosinistra locale.

Il disgusto accresce, misto alla rabbia. Non solo in Sicilia la pubblica amministrazione è un'affare di famiglia (e Francesco Scoma è il number one della vicenda), ma anche saltano fuori scandali che mirano le fondamenta della democrazia. Lamentarsi è d'obbligo, agire è un diritto che bisogna che sia esercitato seduta stante, con la consapevolezza che non si può fare affidamento ai contemporanei politicanti siciliani, salvo qualche eccezione. Si avverte l'esigenza di qualcosa di nuovo e di distaccato dalle logiche clientelari (o cuffariste, che dir si voglia). Un nuovo movimento politico, costituito da homines novi, che abbiano a cuore la Sicilia, che siano letteralmente innamorati di questa terra, anziché essere stucchevolmente legati all'interesse microcosmico, calpestando l'essenza della politica, cioé il perseguimento del bene comune. Utopia? Stando ad oggi, sì. L'immobilismo sta corrodendo la volontà di cambiare le cose, la possibilità di non accettare passivamente l'amministrazione privatistica della cosa pubblica. Un miracolo potrebbe scaturire da assegnare maggiore responsabilità politica alle amministrazioni locali, non dando ad esse alcuna possibilità centripeta di risolvere i problemi (ed il federalismo fiscale potrebbe assurgere a questo compito). In questo modo, i siciliani sarebbero costretti a scegliere una nuova classe politica, efficiente, intelligente, abile nel ricercare la tutela e la garanzia dell'interesse pubblico, anziché votare per le solite facce con lo scopo di dare respiro al proprio sottoinsieme, fregandosene del prossimo. Sarebbe una rivoluzione in terra siciliana, riformista e radicale, ma ci vuole immane coraggio, perché significherebbe lottare contro il sistema che ha rallentato volutamente il progresso economico e sociale dell'isola, instaurando un regime di oligarchia, imbevuto di mafia, travestendo la democrazia con gli abiti dell'oclocrazia.

Avendo 27 anni, tuttavia, ci credo. Non ho ancora perso la speranza, non ho smarrito la voglia di vedere nel futuro una strada da percorrere per rendere i siciliani orgogliosi di esserlo, nonostante lo schifo contemporaneo che ci circonda.
postato da: WG alle ore 10:59 | link | commenti (103) | commenti (103)
categorie: politica, palermo ieri e oggi
03/10/2008

L'Alitalia sta perdendo anche la voce



Copio ed incollo una e-mail ricevuta ieri sera da Alice Corso:

Alitalia, servizio vendite buongiorno, sono Alice, operatore 269, in cosa posso esserle utile? Scusate avevo un cliente in linea... Mi presento, sono Alice e sono dipendente di una società chiamata Alicos che “vanta” se così oramai si può dire, la gestione del 90% dei servizi telefonici di Alitalia. In tutti questi giorni si è tanto parlato della situazione della compagnia di bandiera ma mai di noi che in fondo siamo un po’ la voce di Alitalia. Scusate eccone un altro...

Alitalia procedure speciali buongiorno, sono Alice operatore 269, in cosa posso esserle utile?

Dovete perdonarmi ma chiamano in così tanti.... dicevo.. i servizi che offriamo sono molteplici: prenotazioni, biglietteria, front line e back office, e siamo in attività già ormai da 7 anni. Nel 2003 il nostro call center è diventato parte di Alitalia che infatti compartecipa per il 40% delle sue azioni, ma nel marasma di tutta questa situazione non una volta si è parlato di noi e del nostro destino.. siamo 1600 dipendenti e più o meno un migliaio di noi, gestisce le attività di Alitalia, che è debitrice nei confronti di Alicos di ben 9 milioni di euro, e a causa del suo commissariamento e per diretta conseguenza della situazione di insolvenza fallimentare ci troviamo attoniti a far fronte all’imminente perdita del lavoro.

Ma ancora nessuno parla di noi.. Ci troviamo a Palermo, che... ops un'altra chiamata... Alitalia servizio telecheckin, buongiorno sono Alice, operatore 269, in cosa posso esserle utile?.. sì, certo!che volo? ok.. il suo posto è il 3c, grazie per averci chiamato...

dicevo... Palermo sì.. per quanto splendida possa essere come città, certo non si distingue per le ampie prospettive professionali che offre a chi vi abita, anche a quelle stesse persone che in questo call center volenti o nolenti hanno individuato una fonte di guadagno.. l’unica!

Siamo ragazzi e alcuni di noi neanche più così giovani che con tutta probabilità, dal primo di ottobre o chissà… forse anche soltanto da giovedì prossimo.. vedrà chiuse le porte del proprio futuro, del proprio stipendio, e dei propri sogni! Però… nessuno parla di noi…

Non guadagniamo molto.. i nostri stipendi vanno da un minimo di 600 euro a un massimo di 1.100 e nonostante gli sforzi fatti in azienda molti di noi lavorano ancora part-time, ma in tanti hanno trovato comunque il modo di costruire una famiglia, e qualcuno aiutato dai rispettivi cari,è riuscito anche ad accendere un mutuo, c’è chi addirittura ha la moglie che lavora solo un piano più su e che come lui perderà il suo stipendio.. siamo tanti, siamo 1600 ma sembriamo invisibili perché nessuno ha ancora parlato di noi! Ho sentito previsioni funeste, statistiche più o meno rilevanti (ma comunque tutte con un meno davanti), opinioni, considerazioni, critiche e gesti solidari di rappresentanti di ogni categoria.. persino gli stilisti, e una serie infinita di congetture financo su quanto la situazione Alitalia graverà su turismo, albergatori e non ultimi i ristoratori.. e noi? Qualcuno prima o poi.. parlerà di noi?

In ufficio si vive una situazione paradossale, perché Alitalia non ha dato comunicazioni ufficiali.. per noi i voli sono operativi e regolari, e a chi ancora chiama per prenotare i nostri voli“ invece dell’ormai famosa frase di Obama “Si.. noi possiamo”, forse dovremmo cominciare a rispondere “Ehi.. anche noi ci siamo”. Eppure in tutti questi anni di gestione dell’attività ci hanno chiamato in così tanti ogni giorno..dovrebbero sapere.. ma allora… Perché nessuno parla di noi?

Se scrivo è per cambiare per quanto possibile questa situazione.. non credo neanche che sarò l'unica.. ah..eccone un'altra.. Questa è una chiamata in lingua.. "Alitalia reservation good morning I'm Alice, may I help you?" (...) "thank you for calling and have a nice day..."

Perdonatemi ma fino a che potremo ci teniamo che i nostri passeggeri siano assistiti con professionalità e competenza..tratti che spero siano stati distintivi della nostra attività nel corso di questi anni... dicevo.. in molti tra colleghi ci siamo ripromessi di scrivere, di raccontare di noi.. di come si vive con l’angoscia di dover ricominciare da zero.. e con tutta probabilità ovunque tranne che a casa.. la nostra Sicilia.. e forse anche per alcuni ovunque tranne che in Italia, questa Italia tanto amata e tanto odiata.. che fa presto a dimenticare chi si impegna per farla crescere. E una domanda attraversa i miei pensieri..ma.. almeno voi.. parlerete di noi? Parlerete con noi? E ancora.. "Alitalia servizio millemiglia buongiorno... sono..."

Aggiornamento 9 ottobre: Ho pubblicato un altro post sulla vicenda Alicos: è presente su Palermo.Blogolandia.it, l'urban blog del capoluogo siciliano, stavolta firmato da Laura Campanile.


postato da: WG alle ore 14:40 | link | commenti (10) | commenti (10)
categorie: attualità, palermo ieri e oggi
29/09/2008

Parentopoli Siciliana: sugnu schifiatu

Mi preme approfondire il pensiero sulla Parentopoli Siciliana, dopo il post di 5 giorni fa, essendo un argomento che non può non essere protagonista nel blog di un palermitano di mestiere. Ebbene, come si legge su Repubblica, sono emersi altri casi che riguardano lo scandalo che sta travolgendo il sistema politico siciliano (ed era ora). Le ultime segnalazioni fanno capo a Michele Cimino, assessore regionale al bilancio, nel cui gabinetto hanno trovato spazio Pietro Merra, cognato di Gianfranco Micciché (ormai mi è caduto dal cuore), e due suoi cugini, Rino Giglione e Maurizio Cimino.

Sono convinto, innanzitutto, che il clamore sia da ridimensionare per quanto riguarda l'aspetto della novità, perché ogni siciliano sa che è sempre andata così. Alla Pubblica Amministrazione si accede tramite la chiamata diretta del parente o dall'amico politico che ci sta dentro. Alla luce di ciò, magari c'è in corso una vendetta da parte di qualcheduno ch non ha avuto ciò che voleva.

E' stato un immenso bene, comunque, che sia scoppiato lo scandalo di Parentopoli, soprattutto perché è morso dalla rivoluzione copernicana della comunicazione in atto, di cui la blogosfera ne è l'individuazione concreta.

Il danno della vergogna sta, in primis, nel fatto che viviamo in una terra in cui l'articolo 3 della Costituzione è carta straccia: non siamo tutti uguali, ma c'è chi è più uguale dell'altro. Se George Orwell fosse un contemporaneo, vincerebbe il premio Nobel della letteratura per un romanzo ambientato nella capitale politica della Sicilia. Palermo, infatti, non è soltanto una città immobile, che pensa più all'apparenza che all'essere, ma è anche corrotta dalla degenerazione dell'etica politica. L'amministrazione ha perso di mira l'obiettivo del perseguimento del bene comune della città (e di riflesso della Sicilia), essendo un sistema in cui si allocano risorse che rispondono alle questioni di famiglia.

Magari Giuliana Ilarda, la figlia di Giovanni, assessore alla Presidenza della Regione Siciliana, è una ragazza volitiva, promettente, in gamba. Non ce l'ho con lei e la considero una vittima. E' stata, infatti, costretta alle dimissioni, mentre tale opzione doveva essere presa in considerazione del padre, che ha dichiarato di avere commesso una "leggerezza", difendendo i titoli della laureata in discipline artistiche, conoscitrice di due lingue ed esperta d'informatica. Giuliana è stata sacrificata: il capro espiatorio che avrebbe dovuto tacere mettere un punto (e a capo) su Parentopoli.

Però, il silenzio non è calato. Anzi, le orecchie stanno fischiando a molti.

Ed ora ci vorrebbe una risposta coesa e forte soprattutto dai giovani siciliani, uniti per la salvaguardia del proprio futuro e per lottare contro la corrosiva logica della raccomandazione, che uccide la meritocrazia, che annienta la dignità degli homines novi. Se avessi la forza mediatica necessaria, organizzerei una manifestazione di protesta contro l'attuale sistema politico-amministrativo siciliano, facendo confluire in essa tutti coloro che vogliono che davvero le cose cambino nella nostra terra, a prescindere dal colore politico, passando dalle parole ai fatti. Io, infatti, ne ho abbastanza delle solite facce, dei politicanti nostrani, della necessità delle amicizie per vincere la sopravvivenza, degli abusi di potere, ecc. Io non ne posso più che in Sicilia si frigga aria, mentre vige lo strapotere del microcosmo ed il perseguimento dell'interesse privato, calpestando così l'essenza della politica. Insomma, sugnu schifiatu, e non voglio rimanere con le mani in mano.

postato da: WG alle ore 10:23 | link | commenti (37) | commenti (37)
categorie: politica, palermo ieri e oggi
24/09/2008

Parentopoli siciliana: scoperchiata la pentola (con l'acqua calda)

E’ scoppiato lo scandalo di Parentopoli, che sa di scoperta dell’acqua calda, perché dalla notte dei tempi si sa che per entrare nella pubblica amministrazione siciliana bisogna avere l’amicizia giusta, essere parenti di Tizio, Caio e Sempronio. Il coperchio della pentola è stato tolto dalla Cgil (chi ha peccato scagli la prima pietra). Ed ora sappiamo che Giovanni Ilardi, assessore regionale alla presidenza della Sicilia, aveva (essendosi dimessa) la figlia che era dirigente dell’ufficio del gabinetto del collega Antonello Antinoro, assessore regionale ai beni culturali; sappiamo che Piero Cammarata, il figlio del sindaco, lavora presso una partecipata della Regione; sappiamo che l’ex autista di Gianfranco Micciché, Ernesto Davola, è stato assunto all’assessorato al bilancio; sappiamo che la sorella di Francesco Scoma è impostata con Ilardi ed il cugino omonimo lavora con lui (ufficio di controllo strategico); e sappiamo che ce ne sono molti altri…

In Sicilia, insomma, l’amministrazione pubblica è un fatto privato, una questione di famiglia. I concorsi? Ma che sono? Qui conosciamo solo quelli che servono per vincere i premi alla televisione.

E poi: sei laureato con 110 e lode in Scienze Politiche? Sei laureato in ingegneria, in lettere moderne, in geologia, in beni demoentnoantropologici? E ti sei fatto un mazzo a tarallo per potere camparti gli studi? Ebbene, caro dottore siciliano, hai perso tempo e denaro, perché in questa nostra terra raccomandata non conta il merito, non conta se sei un giovane valido e di belle speranze, ma il cognome...

Il dramma è che parentopoli non è di certo una novità, anzi. E per di più siamo sadici, perché quella gente lì è la stessa che votiamo e rivotiamo: coloro che ci amministrano hanno sempre le medesime facce. Insomma, la colpa è anche nostra. Votiamo non chi potrebbe perseguire il bene comune, bensì chi potrebbe soddisfare il nostro interesse privato, chi potrebbe sistemarci o impostare nostro figlio, nostro cugino, nostra moglie. Qualunquismo? Macché! Un esame di coscienza, please. Noi siamo vittime della concezione clientelare della politica, che appoggiamo con il nostro consenso al momento delle elezioni.

P.S.: La mia partecipazione politica all'attuale centrodestra siciliano è seriamente in discussione.

postato da: WG alle ore 11:47 | link | commenti (58) | commenti (58)
categorie: politica, palermo ieri e oggi
20/09/2008

Aeroporto di Comiso: sconcertante togliere l'intitolazione a Pio La Torre



Pio La Torre, politico palermitano del PCI, fu ucciso dalla mafia nel capoluogo siciliano il 30 aprile del 1982, precisamente in via Turba. Insieme a lui, i killer spararono anche all'autista Rosario Di Salvo. Venticinque anni dopo fu intitolato a Pio La Torre l'aeroporto di Comiso, che si trova in Provincia di Ragusa: la decisione fu presa dalla giunta di sinistra, mossa da un'appello firmato da migliaia di cittadini siciliani per il suo impegno contro la militarizzazione dell'aeroporto e della Sicilia in generale. Ma il 26 agosto scorso la giunta, che nel frattempo ha cambiato coloro politico, ha deciso di togliere l'intestazione al politico palermitano e di ritornare al precedente nome: Vincenzo Magliocco, brigatista anche lui palermitano, morto durante la guerra d'Etiopia del 1936.

Dal punto di vista del colore politico, si è passati da un comunista ad uno che combatté per l'impero fascista.

Naturalmente moltissimi sono andati contro alla decisione della Giunta del Comune di Comiso, il cui primo cittadino è Giuseppe Alfano, in carica dal 16 settembre scorso. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito Democratico ed avversaria di Raffaele Lombardo alle scorse elezioni regionali, ha affermato che si tratta di un episodio gravissimo e preoccupante. Inoltre, ha dichiarato che "sarebbe una scelta politicamente intelligente se il sindaco di Comiso ritirasse quella delibera. Comunque per centinaia di migliaia di persone quell’aeroporto, e non solo per il suo partito, resterà l’aeroporto Pio La Torre". Contro questo oltraggio, sta agendo Articolo 21, che ha raccolto oltre 20 mila firme.

Sono sconcertato per ciò che sta avvenendo a Comiso. Pio La Torre è uno dei martiri laici siciliani, che ha dato la vita per lottare contro la mafia, e decidere di togliere l'intitolazione dell'aeroporto è un fatto che inquieta. Per di più, si è tornati al vecchio nome, cioé di un fascista. Ora bisogna interrogarsi sul motivo della decisione della Giunta. E' stata presa per spirito di conservatorismo toponomastico? Perché dava fastidio che l'aeroporto fosse intitolato ad un comunista? Perché l'antifascismo anche lì non è inteso come un valore? Perché la mafia non esiste?

Infatti, non abbiamo soltanto il caso di un politico palermitano che è stato ucciso da cosa nostra (il minuscolo è voluto), perché scomodo. Ma anche il fatto che si si vuole tornare ad intitolare l'aeroporto a Vincenzo Magliocco, come si decise quando fu realizzato, cioé tra il 1937 ed il 1939, in pieno regime fascista. Ed il pensiero va all'ideologia comunista di Pio La Torre e la decisione è stata presa dalla Giunta di centrodestra, annullando quella che fu posta in essere da chi ha amministrato precedentemente Comiso, cioé il centrosinistra. Anche stavolta, dunque, si assiste ad una stolta strumentalizzazione della storia che va a confluire pure nella lotta contro la mafia, la peste siciliana. E ribadisco che una volta per tutte bisogna mettere i puntini sulle i sulla questione dell'antifascismo, così come ho già scritto due giorni fa a proposito della lettera di Federico Iadicicco sull'impossibilità di essere contrario al regime di Benito Mussolini (ecco il link). La fase costituente del Pdl è alle porte e ci sono valori che non possono non essere discussi alla luce dell'attualità ed ai fatti che riguardano direttamente esponenti del Popolo della Libertà. La nuova destra deve essere pienamente tale, altrimenti sarebbe un mero surrogato di quella che è scaturita dalla fine del secondo conflitto mondiale.

Ritornando a Comiso, è intervenuto anche il senatore Carlo Vizzini, Presidente della Commissione Affari Istituzionali e Rappresentante speciale Osce per la lotta alle mafie transnazionali. Il politico palermitano ha dichiarato che "
non ho capito e non capisco che logica a rimuovere la memoria di un eroe che è morto combattendo la mafia ed appartiene alla più nobile storia della nostra terra insieme agli altri siciliani caduti per restituire la libertà dal cancro mafioso alla nostra società. Pio La Torre e la sua storia non possono essere trattati in questo modo che offende la Sicilia ed i suoi martiri mentre, probabilmente, i suoi carnefici, dovunque siano, ringraziano". Per l'appunto: una delle battaglie fondamentali per sconfiggere la mafia è quella che si svolge nell'ambito culturale, di cui fa parte l'approfondimento storico. Altro che togliere agli aeroporti i nomi di chi ha sacrificato la propria vita per lottare contro cosa nostra! Si dovrebbero cambiare le toponomastiche delle strade assegnate a coloro che hanno avuto la fierezza di dire pubblicamente di essere orgogliosi di essere mafiosi! (accade a Palermo, ad esempio in piazza Vittorio Emanuele Orlando, dove si trova il Palazzo di Giustizia, in cui operarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino).
postato da: WG alle ore 10:52 | link | commenti (20) | commenti (20)
categorie: politica, palermo ieri e oggi
19/09/2008

C'è Walter su Facebook



Nel Blog Networks di Facebook c'è anche la pagina dedicata a C'è Walter. Per visualizzarla (e magari per iscrivervi) cliccate qui.
postato da: WG alle ore 16:31 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: comunicazioni di servizio
19/09/2008

L'Alitalia affossata dalla Cgil e dalla casta dei piloti



Alitalia è sull’orlo del fallimento: la Cai ha ritirato l’offerta a causa del mancato accordo con la Cgil e i piloti, mentre avevano dato il loro assenso la Uil, la Cgil e l’Ugl. Ed ora rischiano il posto di lavoro non solo quelli che hanno esultato ieri a Fiumicino dopo la notizia della chiusura negativa delle trattative, ma anche quelli che dipendono direttamente o indirettamente da Alitalia. Ad esempio, a Palermo ora rischiano il posto ben 1500 persone.

L’assessore regionale al Lavoro, Carmelo Incardona, ha incontrato una delegazione dei lavoratori del call center Alicos di Palermo, guidata dai responsabili di Cgil, Cisl e Uil aziendali e di categoria. Alicos, società per il 60% di proprietà di Almaviva e per il 40% di Alitalia, fornisce servizi alla clientela alla compagnia di bandiera. Lo stato di crisi di Alitalia, che ha un debito con Alicos di svariati milioni di euro, allarma i 1.500 lavoratori sulla continuità aziendale e, quindi, sulle prospettive occupazionali.

“Ho già scritto - ha detto Incardona ai lavoratori - al presidente del Consiglio Berlusconi e ai ministri dei Lavoro e dei Trasporti, al commissario straordinario di Alitalia Fantozzi per porre la questione del futuro del call center Alicos”. Per Incardona “il preoccupante evolversi degli scenari rischia di coinvolgere anche i lavoratori di questa importante realtà occupazionale che è strategica nelle politiche commerciali della compagnia, perchè gestisce il principale canale di vendita della azienda”. “La Sicilia - dice l’assessore - non può permettersi di vedere svanire 1.500 posti”.

”Si è parlato tanto, e giustamente, del destino dei lavoratori del call center della Magliana, ma mai - ha aggiunto l’assessore al lavoro della Regione Sicilia- di quelli di Alicos. Non possiamo essere sempre trattati come figli di un dio minore. Per questo- ha concluso- ho segnalato al Governo nazionale questo problema e creare le condizioni, con la nascita della nuova compagnia, per confermare, ed anzi rafforzare, il ruolo e l’organico del call center palermitano”.

“Meglio falliti che in mano ai banditi” si leggeva ieri in qualche cartellone a Fiumicino. Ma non è meglio un lavoro anziché la disoccupazione?

Ieri ha vinto il ricatto della casta dei piloti e l'arroganza della Cgil, sindacato a servizio della politica dell'opposizione, strumento di partito, indegno rappresentate degli interessi dei lavoratori. Naturalmente alcuni membri del Partito Democratico stanno usando il fallimento di Alitalia per attaccare Silvio Berlusconi. Lo ha fatto Fassino ieri sera durante la trasmissione di Bruna Vespa, lo ha fatto Pierluigi Bersani, il quale ha dichiarato che "se siamo arrivati fin qui Berlusconi non cerchi colpevoli. Il colpevole è lui". Un altro del PD, tuttavia, ha sostenuto che "hanno perso tutti. Per l'Italia è un altro passo in giù. Non c'è niente da applaudire e niente di che rallegrarsi. Ora c'è da tenere solo i nervi saldi" (Enrico Letta).


Nulla, comunque, sembra definitivamente perduto: Lufthansa ha dichiarato di essere pronta ad evitare il fallimento di Alitalia: "noi siamo pronti, attendiamo il Governo". A prescindere da come andrà a finire, di certo cambieranno gli equilibri ed i rapporti tra i sindacati, perché è evidente che ci sia in atto una rottura tra la Cgil ed il trio Cgil-Uil-Ugl. Se fosse stato per questi ultimi, oggi la notizia sarebbe stata ben diversa. Ma la Cgil ha voluto fare la voce grossa, mettendo in campo tutta la sua politicità, rinnegando gli elementi fondamentali del sindacato, cioé il dover essere estraneo ai discorsi politici e il concentrarsi esclusivamente sull'interesse dei lavoratori, soprattutto sulla salvaguardia del loro posto di lavoro.

 

postato da: WG alle ore 08:43 | link | commenti (134) | commenti (134)
categorie: politica, attualità
18/09/2008

C'è lavoro a Palermo?



Cliccando sulla sezione degli annunci di Repubblica dedicata a Palermo ed al lavoro ecco il messaggio che ne scaturisce: nessun risultato della ricerca. Facendo lo stesso esperimento con il TrovoLavoro di Corriere.it, utilizzando la ricerca avanzata, il risultato è altrettanto scarso, perché trova soltanto alcune offerte davvero palermitane. Su Kijiji ci sono 686 annunci, mentre sullo stesso portale e cambiando città si nota che a Milano ci sono 6596 offerte, a Roma 3739, a Napoli 1693: stessa solfa su Bacheca.it. Il dramma aumenta se si analizza la qualità delle richieste, perché riguardano per lo più aziende che cercano agenti di vendita e tele-operatori call-center out-bound, le cui retribuzioni sono caratterizzate dal sistema della provvigione (e da un rimborso spese, quando è previsto, di qualche centinaio di euro al mese).

Eppure, Palermo è la quinta città più grande d’Italia ed ha un’area metropolitana che raggruppa più di un milione di abitanti.

Dove sta il problema? Ecco le solite risposte, anche quelle banali:

  • Cosa Nostra: l’associazione criminale non mangia e dà da mangiare (così come vuole un leitmotiv storico che riguarda le presunte positività della mafia), ma pensa ad ingoiare tutto quello che le capita sotto tiro, sottomettendo, sfruttando, abusando. E’ la causa principale del restio degli imprenditori non siciliani di investire denaro nella nostra terra, perché non vogliono avere problemi, non vogliono dovere inserire nelle uscite la voce del pizzo. Come dargli torto?
  • Il Sud: Palermo è il capoluogo della Sicilia, la Regione più estesa d’Italia, l’isola più grande del Mediterraneo, ma è pur sempre una città del Mezzogiorno, cioé della parte più povera dell’Italia. La disoccupazione, il lavoro sommerso, il lavoro mal retribuito fanno parte del DNA del Sud. La storia lo dice e tale questione esiste dall’unità italiana. Non si capisce perché, ma pare che sia destino che le cose debbano andare in questo modo.

  • La politica: per definizione naturalmente la colpa sta anche nei politici. Essi, infatti, devono perseguire il bene comune; sono i rappresentanti degli interessi dei rappresentati in virtù del mandato elettorale. Se le cose vanno male, è di conseguenza anche colpa loro, perché significa che non sanno svolgere al meglio il lavoro politico.
  • Gli elettori: conseguenza diretta della colpa della politica. Considerato che il problema del lavoro siciliano è anche dovuto ai politici e ciò certo non avviene da un anno ma da molti di più, gli elettori sono altrettanto responsabili della scarsità dell’offerta del mercato degli impieghi. Hanno votato e votano le persone sbagliate (spesso sempre le stesse). Lo fanno per sadismo? No: l’errore, in primis, sta nel ritenere il politico colui che persegue l’interesse privato e non il bene comune. Si vota Tizio, Caio e Sempronio perché magari dà il posto di lavoro fisso al Comune al figlio, al nipote, al cugino… In secondo luogo, gli elettori nostrani sono affezionati alla faccia vecchia e hanno diffidenza nei confronti di quella nuova. Paradossale applicazione del concetto della saggezza, confuso con quello dell’esperienza (negativa).
  • La rassegnazione: i giovani siciliani sono rassegnati. Sfido a non trovarne uno che non dica: "tanto non cambia nulla". Tale atteggiamento provoca pigrizia ed inerzia e soprattutto il sì alle proposte di lavoro più insulse. Non c’è voglia di combattere insieme per un futuro migliore e si accetta di tutto, anche perché “se non accetto io, quello dopo di me dirà di sì“: il bisogno in questo caso uccide la volontà di distruggere l’immobilismo e d’insudiciare chi sfrutta tale rassegnazione. Quando questa diventa cronica, allora il giovane siciliano è spacciato. Comincia a diffidare di tutto e di tutti, comincia ad avercela con il mondo, in nome del pensiero che “sono sempre gli altri ad avere la colpa della mia disfatta“. L’offerta di lavoro approfitta di ciò per massimizzare il profitto di chi la crea (lavoro sommerso a go go, retribuzioni penose, contratti a progetto persino nei panifici). E mica sono stupidi? Fino a che possono tirare, tirano. Scopo dell’imprenditore è guadagnare il più possibile e visto che non c’è reazione dall’altra parte, allora perché dovere dare ciò che non si pretende che si dia? Magari talvolta accade che uno si ribella: se è solo, non va da nessuna parte. Ma se diventono venti, allora il datore di lavoro s’impunta e rinuncia ai suoi privilegi e dà a Cesare quel che è di Cesare. Esempio lampante? La Cos.Med: non c’è ragazzo palermitano che non sa cosa sia. Fino a quando ha potuto, ogni tele-operatore ha avuto il contratto LAP; poi alcuni hanno cominciato a far rumore, qualche legge è intervenuta a favore ed ecco che molti sono stati assunti a tempo indeterminato. Ciò significa che la Cos.Med poteva farlo anche prima. Peccato, tuttavia, che il medesimo trattamento non ha favorito tutti quelli che sono passati da lì evidentemente nel momento sbagliato. Retroattività? Suvvia, non babbiamo… (scherziamo per gli altri).
  • L’egoismo: se Tommaso Buscetta ha rivelato a Giovanni Falcone che la mafia non chiama se stessa in quel modo, ma si definisce Cosa Nostra, questo fa capire che ai mafiosi non glien’è mai fregato un fico secco della Sicilia (eppure magari ancora oggi si trova qualcuno che dice che c’è la mafia buona, quella che dà il lavoro, quella che si è sostituita allo Stato assente, ecc.). L’egoismo, poi, è una brutta bestia, perché rende la società spezzettata in tanti microcosmi, ognuno dei quali vuole vivere di luce propria, magari spegnendo quella degli altri, se è necessario. Cosa volete che interessi ad un principale di un negozio di libri di corso Vittorio Emanuele se dà al commesso 300 euro al mese? Meno soldi dà, più ne tiene. Non gl’importa se il commesso con 300 euro a malapena campa 3 settimane, mangiando pane e burro tre volte alla settimana e carne solo la domenica. Questo è egoismo, signori miei. Mancanza di rispetto del bisogno altrui. Non è un pensiero comunista, ci mancherebbe. Qui non è questione di potere al popolo o simili motti di chi segue la falce e martello. Difetto del capitalismo? Macché! Viviamo in una società in cui ci sono da un lato i lupi e dall’altro gli agnelli (se fossimo tutti lupi sarebbe grandioso, almeno avremmo la medesima possibilità di vincita). Basterebbe seguire l’insegnamento più innovativo di un certo Gesù Cristo, basato sulla Carità. Per chi dice di crederci, sarebbe gradito tenerlo meno nei portafogli e di più nel cuore. Per chi è ateo, l’amore per il prossimo non è di certo un’esclusiva.
Buona lettura del Giornale delle Pulci
postato da: WG alle ore 18:43 | link | commenti (26) | commenti (26)
categorie: politica, palermo ieri e oggi