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A casa ho 6 computer, 4 con varie distribuzioni di GNU/Linux e 2 con quel “santo” di Windows XP.
Detto ciò, è mai possibile che quell’aborto di sistema operativo che si chiama “Windows Vista” riesca a rompere le scatole anche a casa mia?
Problema: mi hanno masterizzato dei DVD video in un computer con Vista e devo leggerli sulla mia amata Kubuntu Hardy 8.04.
Inserisco il DVD, mi chiede cosa fare, gli dico di aprirlo. Niente.
Provo a fare la stessa operazione da riga di comando, non si sa mai:
$ sudo mount -t udf /dev/scd0 /mnt
mount: dispositivo a blocchi /dev/scd0 è protetto da scrittura,
viene montato in sola lettura
mount: tipo fs errato, opzione non valida, superblocco su /dev/scd0 danneggiato,
codepage o programma ausiliario mancante, o altro errore
In alcuni casi si possono trovare informazioni utili in syslog.
Provare ad esempio 'dmesg | tail'
$ dmesg | tail
[20158.790692] attempt to access beyond end of device
[20158.790705] scd0: rw=0, want=68, limit=4
[20158.790720] UDF-fs: No fileset found
Errori errori errori!
Ma Google è mio amico, e trova facilmente qualcuno con lo stesso problema.
E’ un difetto del modulo UDF del kernel Linux derivante dall’interpretazione “piuttosto personale” dello standard UDF 2.50 da parte di Microsoft.
Ma c’è una soluzione! Una patch per il modulo UDF!!
Ringrazio deviantdark per la preziosa guida, molto ben scritta e soprattutto… funzionante! :)
In poche parole:
- scarichiamo i sorgenti del modulo UDF
- scarichiamo la patch per UDF 2.50 (salviamola in un file di testo)
- decomprimiamo i sorgenti ed applichiamo la patch
- compiliamo il modulo
- sostituiamo il modulo appena compilato a quello originale
- carichiamo il nuovo modulo
- montiamo il DVD :)
Ovviamente per i dettagli sui passi della guida potete visitare il blog di origine.
Posso certificare che il problema è stato risolto! :)
Ho effettuato l’aggiornamento automatico (via internet) da Kubuntu 9.04 Jaunty Jackalope alla nuova Karmic Koala, rilasciata come di consueto a ottobre, sul mio Sony VAIO S3XP del 2005.
Piccola parentesi: ovviamente il fedele portatilino sarebbe ormai obsoleto, se non avessi estirpato Windows fin dai primi mesi. Da quando ha incontrato Linux (prima Slackware e poi Kubuntu) è sempre stato scattante, e qualcosa mi fa pensare che sarà sempre adeguato alle mie esigenze :)
Ma andiamo a noi…
l’upgrade tramite il tool grafico di KDE 4 non ha avuto particolari criticità, è stato un susseguirsi di Avanti, Avanti, Avanti… probabilmente perchè non avevo toccato la configurazione di base e non avevo aggiunto repository di terze parti.
Il desktop environment KDE è stato aggiornato alla versione 4.3, ma il cambiamento che si nota di più è il nuovo tema grafico Air (ok, succede la stessa cosa con Windows, ma in quel caso è anche l’unica cosa funzionante :P).
Altre piccole chicche e bugfix comprendono l’integrazione grafica delle applicazioni GTK come Firefox e OpenOffice (che prima erano inguardabili), il mio programma preferito Amarok 2.2, il tool di masterizzazione K3B, ed un sistema unificato per l’aggregazione delle notifiche di sistema a livello di Freedesktop (quindi sia Gnome che KDE utilizzano adesso lo stesso standard).
Insomma niente di fantascientifico, ma finalmente posso consigliare Kubuntu agli amici :)
Ad una condizione però! La disinstallazione immediata di quell’odioso NetworkManager che non ha mai funzionato (continuava a non rilevare le reti wireless e ad assegnarmi l’ip dum.my.ip.addr −.−), in favore di un più semplice e soprattutto funzionante Wicd (a lato).
Il tutto è fattibile dall’interfaccia di installazione KPackageKit.
Beh, non c’è molto altro da dire, se non che… funziona! :)
Mi auguro di aver incoraggiato qualcuno ad avventurarsi nell’upgrade, che è molto meno traumatico di quando si potrebbe pensare!
Non so se è esattamente una novità per tutti, ma per me lo è :)
Finora, per poter godere dei contenuti Flash presenti sulle pagine web dalla mia macchina a 64 bit con Kubuntu 8.04 Hardy Heron, ho dovuto ricorrere ad un escamotage, utilizzando nspluginwrapper, che come dice lo stesso nome è un wrapper, un contenitore a 64 bit che ingloba i plugin a 32 bit permettendone l’utilizzo… ma non senza problemi.
Infatti c’è un bug aperto da anni (https://bugs.launchpad.net/nspluginwrapper/+bug/246450) che descrive i frequenti crash di Flash quando viene utilizzato nel modo che ho appena descritto. Praticamente ad un certo punto, al posto dei contenuti in flash, spuntava un bel riquadro grigio inutilizzabile, e bisognava riavviare il browser per tornare a navigare senza problemi… almeno fino al prossimo crash!
Tra l’altro si riscontrava una pesantezza esasperante visualizzando i filmati a schermo intero (per esempio su YouTube).
Beh, Adobe si è finalmente decisa a rilasciare una versione del plugin a 64 bit! :)
Il 24 febbraio 2009 è uscita la versione 10.0 r22: è ancora una versione “alpha”, una bozza, ma ha tutte le funzionalità che si potrebbero desiderare (cioè funziona) e soprattutto non crasha!
Per installarla bisogna prima di tutto rimuovere tutte le vecchie versioni di Flash (di solito su Ubuntu basta disinstallare il pacchetto flashplugin-nonfree), scaricare l’archivio dal sito di Adobe:
http://labs.adobe.com/downloads/flashplayer10.html (il link è in fondo alla pagina)
ed estrarre da esso il file libflashplayer.so, per poi copiarlo nella directory
~/.mozilla/plugins
Infine avviate Firefox e… buon divertimento, è proprio il caso di dirlo!! :)
… un tunnel SSH! XD
OK, spiegazione!
Scenario:
- una rete informatica dietro firewall e/o proxy, che impedisce le connessioni verso determinate porte all’esterno (ma che lascia libera almeno una porta, altrimenti non c’è soluzione);
- un’applicazione che dovrebbe connettersi ad un server esterno, ma che viene bloccata da queste limitazioni;
- una persona che ha veramente bisogno di utilizzare questa applicazione!!
Il programma in questione potrebbe essere un browser web, nel caso in cui non si volesse essere osservati dal proxy aziendale mentre si naviga, oppure un programma di posta elettronica, come Outlook o KMail, oppure un programma di chat, come Messenger o IRC, oppure un gioco online come World of Warcraft, Dark Age of Camelot o altri.
La soluzione a tutti i problemi di questo tipo si chiama TUNNEL SSH: per metterlo a punto serve un computer esterno al quale collegarsi, che abbia un server SSH in esecuzione (tutte le distribuzioni Linux lo hanno nella dotazione di default).
Praticamente succede qualcosa di simile a questa immagine:
Come realizzare questa configurazione? E’ facilissimo!
Ovviamente suppongo che su my.workplace.com abbiate a disposizione una macchina con una distribuzione GNU/Linux, nel mio caso Ubuntu (con Windows si potrebbe pure fare, ma… non mi interessa :)).
Dando per scontato che il server SSH su my.home.it funzioni correttamente, operiamo sulla macchina my.workplace.com.
Cominciamo aprendo un terminale (konsole, xterm o equivalenti).
Prima di tutto dovete sapere verso quale server volete connettervi e la porta (in questo caso other.server.com_, porta 25 perchè ipotizziamo che sia un server di posta in uscita).
Per conoscere l’IP e la porta giusta potete avviare il programma bloccato (che comunque al momento non potrà connettersi) e lanciare il comando netstat, in questo modo:
$ sudo netstat -vatnp
….
tcp 0 1 172.28.200.105:36687 89.238.64.166:25 SYN SENT 9334/kmail
….
e cercare la riga corrispondente al programma (guardando l’ultima colonna). Nella quinta colonna c’è quello che cercate, cioè l’indirizzo IP e la porta al quale state tentando di connettervi (IP 89.238.64.166, porta 25).
Poi…
$ sudo iptables -t nat -A OUTPUT -d 89.238.64.166 -j DNAT --to 127.0.0.1
[sudo] password for user: *******
$ sudo ssh -L 25:89.238.64.166:25 username@my.home.it
username@my.home.it's password: *********
NB: nella mia macchina ho Ubuntu, quindi ho dovuto utilizzare sudo per eseguire quei comandi con i permessi di amministratore. Nelle altre distribuzioni dovrete semplicemente eseguire i suddetti comandi come utente root.
Il primo comando dice al sistema operativo di effettuare una deviazione di tutti i pacchetti diretti al server esterno, rinviandoli invece alla macchina locale (127.0.0.1) che, non passando dal firewall, risulterà raggiungibile sulla porta 25.
Il secondo comando avvia finalmente il tunnel SSH, aprendo la porta 25 in ascolto su localhost, collegata tramite il tunnel (quindi, tramite il computer my.home.it) alla porta 25 del server esterno other.server.com :)
NB: nel caso in cui la porta 22 (quella di SSH) risultasse anch’essa bloccata, sarà necessario modificare la configurazione del server SSH su my.home.it, mettendolo in ascolto su una porta che è possibile raggiungere da my.workplace.com.
Adesso potete lanciare il programma che precedentemente risultava bloccato e… magia! :)
Sicuramente la velocità non sarà quella di una linea ADSL, perchè sarà comunque limitata dalla banda in upload disponibile su my.home.it.
Inoltre questa tecnica non può funzionare con i programmi peer to peer, come Bittorrent o eMule, perchè sebbene si colleghino ad un server unico per ottenere le informazioni sui file da scaricare (nel caso dei torrent il server si chiama tracker), il resto della comunicazione avviene da e verso una miriade di altri computer (i peer), di cui è impossibile prevedere l’indirizzo IP.
Qualche giorno fa mi è arrivata una mail automatica dal mio provider di hosting, che mi segnalava la prossimità dell’esaurimento dello spazio su disco riservato al mio account…
3 GB di disco quasi pieni?!? La cosa mi è sembrata subito assurda, perchè un sito web con blog e alcune pagine non può occupare tutto questo spazio!! Ho pensato che probabilmente mi sfuggiva qualche particolare del comportamento di Rails…
ebbene, ho scoperto che 2 GB di spazio erano occupati dai file temporanei che Rails utilizza per memorizzare le sessioni di ogni utente che accede al sito!
Questi file dal nome ruby_sess.QUALCOSA sono contenuti nella directory tmp/sessions all’interno della root dell’applicazione Rails.
File temporanei, che nella maggior parte delle volte sono utili solo per pochi secondi, il tempo di caricare una pagina, dopo di che andrebbero eliminati. Certo, con cautela, perchè alcuni possono essere realmente importanti (come le sessioni degli utenti attualmente connessi al sito).
La soluzione che ho adottato è stata quella di cancellare giornalmente, nottetempo, tutte le sessioni più vecchie di 2 giorni, giusto per essere sicuro di non togliere il pavimento da sotto i piedi di nessuno :)
Ho schedulato su cron questa operazione di pulizia, con un semplice comando:
$ crontab -e
per entrare nel crontab in modalità modifica, e poi ho aggiunto la riga
0 4 * * * find ~/rails-app/tmp/sessions -type f -name 'ruby_sess*'
-ctime +2 -exec rm -f {} \;
(tutto su una riga): in questo modo ogni notte alle 4:00 viene avviata una ricerca su tutti i file (-type f) nella directory ~/rails-app/tmp/sessions il cui nome inizia con il prefisso ‘ruby_sess’, che siano più vecchi di 2 giorni (-ctime +2). Ogni risultato di questa ricerca viene finalmente eliminato (-exec rm -f {} \;)
Sospiro di sollievo! =)
La nuova Ubuntu 8.10 Intrepid Ibex ha adottato l’ultimissima versione di OpenSSH, la 5.1, che ha una feature interessantissima: la possibilità di automatizzare il chroot di una sessione SFTP.
In pratica, l’utente che effettua il login tramite SFTP avrà la possibilità di vedere soltanto la sua home directory (o la directory impostata come chroot), senza poter risalire le directory fino alla root, come invece accade normalmente.
Utilissimo nel caso in cui si voglia dare la possibilità ad un utente di effettuare degli upload su una directory accessibile anche dal web, ma non gli si vuole lasciare la libertà di girovagare per tutto il sistema.
Con le versioni precedenti di OpenSSH, per fare la stessa cosa, era necessaria una procedura lunghissima.
Andiamo all’_how-to_:
1) installare il server SSH, se non è già installato
$ sudo apt-get install openssh-server
$ sudo vim /etc/ssh/sshd_config
2) modificare il file di configurazione in questo modo:
Subsystem sftp internal-sftp
# Queste righe andranno aggiunte alla *fine* del file di configurazione
Match Group uploaders
ChrootDirectory %h
ForceCommand internal-sftp
AllowTcpForwarding no
3) creare un utente uploader ed aggiungerlo al gruppo uploaders:
sudo adduser --home /var/www/uploads --no-create-home \
--ingroup uploaders \
--shell /bin/false \
uploader
4) controllare che il proprietario della home directory del nuovo utente (e delle directory che risalgono il percorso, fino alla radice) sia root e che nessun altro utente o gruppo abbia permessi di scrittura su tale directory (impostarli a 755 con chown). Se questa condizione non viene soddisfatta, il login SFTP fallirà.
Risultato: l’utente uploader potrà entrare via SFTP e operare soltanto sulla sua home directory; il login SSH invece non sarà possibile.
PS: purtroppo questo metodo non è implementato sulla versione di OpenSSH presente sull’ultima LTS di Ubuntu, la 8.04 Hardy Heron… significa che i più prudenti dovranno attendere fino al 2010 per la prossima LTS.
Mi è capitato di dover schedulare il backup settimanale su un server web LAMP (Linux + Apache + MySQL + PHP), di cui bisognava salvare il contenuto del database ed i file caricati in una directory tramite upload.
Ho pensato subito a cron, un demone (cioè un processo in background) che funge da agenda per mettere in coda dei comandi da eseguire a date ed orari prestabiliti.
Per modificare la lista dei comandi schedulati (detta crontab), c’è appunto il comando
$ crontab -e
Le voci vanno inserite una per riga, nel formato
minuti ore giorno_del_mese mese giorno_della_settimana comando
quindi, ad esempio, per eseguire lo shutdown della macchina ogni giorno all’una di notte, basterà scrivere nel crontab
0 1 * * * shutdown -h now
Torniamo al problema iniziale: archiviare una copia del database e della directory degli upload, una volta alla settimana (domenica a mezzanotte).
Per il database, utilizziamo mysqldump e gzip:
$ mysqldump --opt -uUSER -pPASSWORD DATABASE | \
gzip -9 > /backup/`date -I`_db.sql.gz
l’opzione
--opt
è un alias per tutte queste opzioni:
--add-drop-table --add-locks --create-options --disable-keys \
--extended-insert --lock-tables --quick --set-charset
utili per bloccare momentaneamente lo stato corrente del database e salvarlo integralmente senza metterne in pericolo la coerenza.
Il comando
`date -I`
restituisce una stringa con la data corrente, nel formato AAAA−MM−GG.
Per i file utilizziamo tar e gzip con qualche opzione simpatica:
$ tar cfPpz /backup/`date -I`_uploads.tar.gz /var/www/uploads
dove le opzioni meno conosciute sono:
-P inserisce i percorsi completi dei file nell’archivio (così da ripristinarli nella giusta directory)
-p preserva il proprietario e i permessi dei file archiviati
-z include la compressione con gzip
Mettiamo i comandi appena descritti in un bellissimo script bash (backup.sh):
#!/bin/bash
tar cfPpz …
mysqldump …
chmod 400 /backup/`date -I`_*.gz
e spostiamolo sotto la home dell’utente root (se non lo è già), dando tutti i permessi al solo proprietario (visto che ci sono le password scritte in chiaro):
# mv backup.sh /root
# chown root:root /root/backup.sh
# chmod 700 /root/backup.sh
(NB: ho utilizzato una shell di root, ma ovviamente su Ubuntu si deve utilizzare sudo per eseguire i comandi come super-user)
Infine modifichiamo il crontab dell’utente root :
# crontab -u root -e
0 0 * * 0 ~/backup.sh > /dev/null 2>&1
Ok, il backup verrà effettuato automaticamente ogni domenica a mezzanotte.
Qualora succedesse qualcosa di grave, per ripristinare un backup basterà eseguire:
# tar xfPpz /backup/DATA_uploads.tar.gz
- gunzip < /backup/DATA_db.sql.gz | mysql -uUSERNAME -pPASSWORD DATABASE
Si fa prima a farlo che a dirlo :)
I programmatori web di Microsoft si ostinano a voler limitare l’accesso alle loro web application controllando il parametro “User Agent” inviato dal browser ad ogni richiesta HTTP; dovrebbe essere una stringa che identifica univocamente il software di navigazione in uso e la sua versione.
Il problema è che, come spesso succede, i programmatori M$ non si sono preoccupati di garantire il funzionamento per i browser diversi da Internet Explorer.
Ad esempio, ad alcune versioni di Firefox è impedito di accedere a tutte le funzionalità di Windows Live Mail (ex Hotmail), anche se avrebbe tutte le carte in regola (leggi supporto agli stadard W3C migliore di quello di IE) per poter far girare correttamente tutti gli script del sito in questione.
Il secondo problema (che comunque sarebbe risolto da una migliore competenza dei programmatori di zio Bill) è che le versioni di Firefox installate tramite i pacchetti precompilati delle distribuzioni Linux (come Fedora 9), inviano una stringa supplementare come suffisso allo User Agent, che identifica la distribuzione in uso (il cosiddetto Vendor). Ne consegue che lo script dei siti Microsoft che si dovrebbe occupare di stabilire la compatibilità del browser… si confonde! Quindi risulta possibile utilizzare soltanto una vecchia versione limitata di Windows Live Mail, anche se Firefox 3 funzionerebbe perfettamente.
Il messaggio visualizzato sulla prima pagina del servizio è:
Versione classica di Windows Live Hotmail
Questa versione è più adatta al browser in uso. La versione completa di Windows Live Hotmail può essere eseguita in Internet Explorer 6.0 e versioni successive. Prima di installarla, verifica i requisiti di sistema. La versione completa può inoltre essere utilizzata in Firefox 2.0.
Ok, adesso risolviamo il problema:
- nella barra dell’indirizzo di Firefox digitare “about:config” (senza virgolette)
- se spunta un avvertimento che mette in guardia sui possibili pericoli blablabla… andate avanti! :)
- nella casella Filtro digitare “useragent.vendor” (sempre senza virgolette), vedrete spuntare 2 voci
- fare doppio-click su ognuna delle voci e cancellare i valori (qui sono “Fedora” e “3.0.1-1.fc9”), cliccando poi su OK
- chiudere la pagina di configurazione
- ricaricare Windows Live Mail dall’indirizzo mail.live.com e… utilizzare finalmente la versione “moderna” :)
Per coloro i quali si stanno scandalizzando perchè ho dedicato un post ad un prodotto M$: sappiate semplicemente che io ODIO le limitazioni! :P
da Wikipedia: La normalizzazione audio è il processo di aumento o riduzione dell’ampiezza di un segnale audio. Di solito il processo consiste nel rendere massimo il livello di un segnale audio senza introdurne distorsione.
In particolare, la normalizzazione consiste in un aumento del guadagno, portando il picco massimo del segnale (o di una sua parte) al livello del 98% (-0.3 dB) o del 100% (0 dB).
Praticamente… aggiustare gli MP3 della vostra collezione, in modo che abbiano tutti lo stesso volume… e ovviamente che questo non sia nocivo alla salute dei vostri padiglioni auricolari :)
Tutti sappiamo che gli MP3 sono un formato audio compresso, derivante da un file di grosse dimensioni in formato RAW (non compresso) passato attraverso un filtro (in questo caso l’*MPEG-1 Layer 3*), che ne riduce la dimensione ma nella maggior parte dei casi anche la qualità (a meno che il filtro non sia loseless), seppur impercettibilmente.
L’operazione di compressione dura un po’ e occupa buona parte delle risorse della CPU. Questo è un fattore importante per l’argomento di questo post, perchè il metodo che sto per descrivere permette di modificare il volume dei file audio, senza doverli ricomprimere, ma semplicemente alterando una piccola parte del loro contenuto.
Infatti MP3Gain analizza il file MP3 e controlla in che modo il suo volume massimo verrà percepito dall’orecchio umano, diminuendo o aumentando il “gain” in modo che il volume complessivo risulti ottimale.
Per installare questo programma sotto Ubuntu, basta digitare
$ sudo apt-get install mp3gain
poi andare nella cartella contenente gli MP3 da normalizzare (anche organizzati in sottocartelle) ed eseguire
$ find . -type f -iname '*.mp3' -print0 | xargs -0 mp3gain -r -k
… un semplice comando di find dei file con estensione “.mp3”, il cui output è dato in pasto direttamente a mp3gain, che normalizzerà tutti i file (-r) in modo tale da non far “sforare” il volume massimo oltre la soglia di distorsione (-k).
Molto utile per evitare di dover aggiustare il volume del lettore mp3 ad ogni cambio di canzone, soprattutto quando si sta guidando :)
Dopo una disavventura con l’hard disk e la conseguente reinstallazione del sistema operativo (Kubuntu 7.10 Gutsy Gibbon), è sorto un problema insolito: non sono più riuscito a configurare Xorg per utilizzare tutti i tasti che il mio mouse mi mette a disposizione. E’ un Logitech G3 Laser Mouse con 7 tasti… e devo dire che ormai i due tasti laterali sono diventati un bel vizio! Cosa ci faccio? Che domande… ci faccio girare il cubo di Compiz!! :D
Sorvolerei sul fatto che nella precedente installazione, in qualche modo, ci ero riuscito… :P
Fatto sta che ho dovuto cercare una soluzione alternativa alla solita modifica dei file di configurazione (maledetto xorg.conf!)… e cercando cercando ho trovato un programmino veramente “di lusso”!!!
Si chiama btnx (Button Extension – a GNU/GPL mouse tool for GNU/Linux) e mi ha semplificato così tanto la vita che ho deciso di tesserne le lodi in questo post!! :D
Il programma è composto da un demone che gira in background e da un tool grafico per creare il file di configurazione. Basta scaricare (io ho utilizzato il repository SVN, come descritto nel sito, per avere la versione + aggiornata), compilare, installare e lanciare il programma dal menù di KDE (K → Sistema → btnx).
La prima volta dovrà essere avviata la procedura guidata di riconoscimento del mouse, dopo di che sarà possibile rilevare tutti i tasti disponibili ed assegnare ad essi delle azioni, che possono corrispondere semplicemente ad una combinazione di tasti (come ho fatto io) o anche all’esecuzione di un programma.
Per completezza, scrivo anche le righe del file xorg.conf che riguardano il mouse:
Section “InputDevice”
Identifier “Configured Mouse”
Driver “mouse”
Option “CorePointer”
Option “Protocol” “ExplorerPS/2”
Option “Device” “/dev/input/mice”
Option “Buttons” “9”
Option “ZAxisMapping” “4 5”
Option “ButtonMapping” “1 2 3 4 5 8 9”
EndSection
Siccome trovare qualche informazione per risolvere il problema è stata un’impresa ardua, spero che questo post servirà a qualcuno che in futuro potrebbe avere i miei stessi dubbi.
Ne approfitto per consigliare l’acquisto di un mouse serio come questo, soprattutto agli appassionati di videogiochi. Infatti, tramite un pulsantino che si trova sulla sommità del mouse, è possibile aumentare la risoluzione da 800dpi a 2000dpi… migliorando enormemente la precisione dei movimenti!! I miei avversari a Counter-Strike ne sanno qualcosa! Ihihi!
Ed inoltre è laser… quindi si può usare anche su superfici lucide! :) Troppo comodo!
Ieri, grazie a Geekissimo, mi è venuta la curiosità di installare Tor, il software che permette di navigare anonimamente.
Ne avevo sentito parlare tantissimo, ma non mi era ben chiaro a cosa potesse servirmi in pratica. Beh, in questo momento sto ascoltando la radio di Pandora, servizio riservato ai soli residenti negli Stati Uniti! :)
Su Geekissimo c’è la descrizione dell’installazione e configurazione di Tor su Windows… ma su Linux (Ubuntu) è ancora più semplice!! :D
$ sudo apt-get install tor $ sudo update-rc.d tor defaults
In questo modo viene installato Tor e caricato ad ogni avvio del computer.
Ma non basta… infatti Tor non è altro che un proxy server locale, collegato ad altri proxy server in giro per il mondo, che a loro volta sono collegati al altri punti di accesso Tor. Significa che, navigando utilizzando Tor, in realtà sui siti visitati viene registrato l’IP di una macchina che sta probabilmente dall’altra parte del mondo!
Per utilizzare Tor con il nostro browser preferito (non dico nemmeno qual’è), è molto comoda l’estensione FoxyProxy. Infatti, grazie ad essa, si può restringere l’utilizzo di Tor soltanto ad alcuni siti, come appunto Pandora o Abc.com (che permette agli utenti americani di vedere le serie TV in streaming… tra cui la 4^ serie di Lost!! :P).
L’ultima modifica, per chi vuole usufruire dei suddetti servizi, è quella di dire a Tor di utilizzare soltanto punti di accesso americani.
Per far ciò, basta modificare il file /etc/tor/torrc, aggiungendo in fondo queste due righe:
StrictExitNodes 1
exitnodes desync, lefkada, bettyboop, croeso, TorLuwakOrg, nixnix, inap1, redpineapple, cronic, sasquatch, slowturtle2, whistlersmother
Dopo la modifica si dovrà riavviare Tor, per utilizzarlo con la nuova configurazione:
sudo /etc/init.d/tor restart
Fine… anzi… Inizio! =) Buon divertimento!
E’ inutile dire che Tor trova applicazioni ben oltre quelle che ho appena descritto. Per esempio, consente ai navigatori cinesi di bypassare il controllo del regime sui siti visitati!
Come sempre lo spirito comunitario è sinonimo di libertà! :) :) :)
In questi ultimi due giorni sarà successo qualcosa ai DNS di Alice (cioè le macchine che i nostri browser interrogano per tradurre i “nomi” dei siti internet nel loro indirizzo numerico), perchè la navigazione risulta lentissima ed è addirittura impossibile raggiungere alcuni domini, soprattutto quelli esteri. Andava in timeout persino Google!!
Sui newsgroup specializzati sono giunte segnalazioni di questi disservizi da ogni parte d’Italia.
Dopo qualche minuto di indagini, il colpevole della lentezza è risultato evidente quando ho lanciato due ping sullo stesso sito, una volta utilizzando l’hostname e una seconda volta utilizzando l’indirizzo IP… infatti durante quest’ultimo tentativo la risposta arrivava correttamente e senza ritardo, mentre nel primo andava inesorabilmente in timeout.
Avevo sentito, qualche tempo fa, che è possibile utilizzare i DNS alternativi di OpenDNS, ma non ne avevo mai avuto bisogno prima d’ora. Beh, quale miglior momento per rimediare a questa lacuna? ;)
Leggendo la descrizione, sono stato incuriosito dai mille filtri che sono stati implementati, dalla protezione contro il phishing alla correzione degli URL digitati male. Credo che farò un periodo di prova, a prescindere dai problemi di Alice, per capire se questi “automatismi” sono di mio gradimento.
Sfortunatamente il classico routerone, che a molti è arrivato in comodato d’uso con Alice, non permette di impostare dei DNS personalizzati, quindi è necessario impostarli manualmente dal sistema operativo.
Tra l’altro, c’è un problema per gli utenti Linux che utilizzano l’IP assegnato automaticamente dal router (DHCP), perchè i DNS vengono sovrascritti ogni volta che si riavvia il computer!
Per risolvere una volta e per tutte il problema, almeno in Ubuntu (e nelle altre distribuzioni che utilizzano dhclient come client DHCP), bisogna agire sul file /etc/dhcp3/dhclient.conf, cambiando la seguente riga:
#prepend domain-name-servers 127.0.0.1;
decommentandola e aggiungendo i server di OpenDNS:
prepend domain-name-servers 208.67.222.222, 208.67.220.220;
Dopo di che, basterà un
sudo /etc/init.d/networking restart
(in questo modo non sarà necessario riavviare il computer) e finalmente si potrà ricominciare a navigare velocemente e, a quanto pare, in tutta sicurezza.
Come poteva mancare il primo post direttamente dalle finestre di KDE 4?

Ma non parlerò solo del desktop enviroment, anzi vorrei iniziare proprio dal contorno. Perchè penso che sia proprio questo che differenzia KDE 4 da tutti gli altri prodotti open source finora sviluppati… la mentalità è quella dei grandi prodotti commerciali, anche se di commerciale non ha nulla. Intendo in particolare l’atteggiamento tipo “dall’11 gennaio cambierà l’informatica mondiale”_, che da alcuni mesi è stato adottato dal team di sviluppo… roba che non si vedeva dai tempi dell’avvento di Windows 95… ogni singolo utente di Linux (e anche parte della concorrenza) non può non aver atteso con (spropositata?) trepidazione l’apparizione on-line dei sorgenti dell’ultima versione stabile di KDE. C’era il contatore su blank">KDE.org… e già da molto tempo YouTube pullula di video dimostrativi delle funzionalità del nuovo gioiellino.
Ed il fatto che fosse decisamente semplice scaricare i sorgenti, fin dalle prime versioni alpha, e compilare tutto a puntino per la propria distribuzione, ha contribuito alla nascita di una sorta di “senso di appartenenza” da parte dell’utente (anche non sviluppatore), che mattone dopo mattone ha visto venir fuori dalle mani della comunità quello che adesso sembra diventato l’ambiente grafico più… figo! :)
Tra l’altro è stato abbastanza spettacolare vedere l’affiatamento del team di sviluppo, coordinato da alcune menti eccelse dell’open source mondiale, ma che si è mosso omogeneamente verso un unico obbiettivo finale…. lo stile.
Perchè, diciamolo, non c’è niente di così rivoluzionario (compiz ce lo godiamo tutti da un pezzo)… è semplicemente MOLTO BEN FATTO!
In realtà la versione 4.0.0 è ancora tutt’altro che definitiva; è evidente fin dai primi utilizzi che, per esempio, alcune funzionalità ci sono, ma sono difficili da “raggiungere”.. come le impostazoni degli effetti grafici.. e come tante altre feature che probabilmente hanno tenuto impegnati gli sviluppatori fino all’ultimo secondo prima della prefissata data di rilascio.
D’altra parte gli stessi “boss” del team hanno precisato che la primissima versione non è adatta ad un utilizzo continuativo da parte di tutti gli utenti di KDE 3.x: alcuni preferiranno non effettuare il passaggio fino al rilascio di qualcosa di definitivo (parola grossa, lo so), mentre altri cominceranno fin da subito, aiutando in questo modo il team con la segnalazione dei bug.
Per quanto mi riguarda, dopo i primi “giri di prova” ho notato che la grafica rinnovata è decisamente più gradevole della precedente. C’è una maggiore armonia tra le diverse parti dell’ambiente grafico e si vede chiaramente lo sforzo effettuato dai programmatori per coordinarsi tutti verso uno stile unico. Ed il set grafico Oxygen, il cui sviluppo è durato veramente TANTO, fa la parte di un eccezionale collante che mette d’accordo tutti e detta le linee guida dell’impostazione grafica globale.
L’introduzione di nuove applicazioni per rimpiazzarne alcune obsolete (Dolphin per Konqueror (come file manager), Okular per KPDF) non è stata una scelta a caso, ma orientata all’usabilità e allo sfruttamento delle caratteristiche delle nuove librerie QT4: il risultato è la grafica vettoriale un po’ dappertutto e un’incredibile fluidità nei movimenti! Inoltre queste librerie rendono le applicazioni portabili verso i sistemi Windows e Mac (cosa che ha i suoi pro e i suoi contro, ma in ogni caso rappresenta un bel ceffone ai sistemi proprietari).
L’ambiente grafico Plasma (che contiene tutto ciò che prima era affidato a kdesktop, kwin e kicker) è basato su idee veramente innovative. Grazie ai “plasmoidi” è possibile popolare il desktop con elementi grafici di utilità varia (dalle semplici icone ad applicazioni in stile “SuperKaramba”), tutti ridimensionabili e ruotabili(!!) a piacimento.
L’aspetto del browser web Konqueror è infinitamente migliore di quello di Firefox, ma ovviamente non supporta tutte le estensioni di cui ormai non posso fare a meno.
La scelta del nuovo menu Kickoff al posto di Kmenu mi sembra più una scelta in favore della diversità… appunto per segnare maggiormente quel distacco con “tutti gli altri window manager”. Tutta questa è una soluzione temporanea, in quanto il team di KDE sta sviluppando un menù di nuova concezione, Raptor, che promette bene già dai primi screenshot.
Personalmente attendo, più di ogni altra applicazione, il nuovo Amarok! :) Credo che finora abbia rappresentato la vera killer-application di Linux e KDE… ma adesso che sarà possibile farlo girare anche sotto Windows, cosa succederà?
Questo come tanti altri interrogativi (a quando un player video?) sono rimasti in sospeso, in attesa (forse) della versione 4.1.
Nel frattempo, non resta che farsi un giretto in questa nuova stable release!
I pacchetti che ho installato sulla mia Kubuntu Gutsy Gibbon permettono di mantenere anche la vecchia installazione di KDE 3.5… in questo modo si può switchare da un DE all’altro a seconda delle esigenze.
Basta inserire questa riga a /etc/apt/sources.list
bq. deb http://ppa.launchpad.net/kubuntu-members-kde4/ubuntu gutsy main
dare un bel
sudo apt-get update
e poi
sudo apt-get install kde4-core
Al successivo login, dal menù della scelta della sessione, potrete scegliere se utilizzare KDE 3 o 4! ;)
Nello stesso repository troverete anche tanti altri pacchetti con il suffisso “-kde4”… scegliete pure quelli che vi servono :)
Chi ha intenzione di sviluppare MIDlet per cellulari utilizzando il WTK 2.5.2 della Sun su una macchina a 64 bit, si troverà nella situazione di non poter avviare l’emulatore, poichè esso si rifiuterà di partire sostenendo che:
java.lang.UnsatisfiedLinkError:
/home/user/netbeans-6.0/mobility8/WTK2.5.2/bin/sublime.so:
/home/user/netbeans-6.0/mobility8/WTK2.5.2/bin/sublime.so:
wrong ELF class: ELFCLASS32 (Possible cause: architecture word width mismatch)
Insomma… problemi di compatibilità tra binari a 32 e a 64 bit!
Per risolvere il problema, cominciamo con lo scaricare una JDK a 32 bit;
poi andiamo nella directory dove abbiamo installato WTK (nel mio caso è quello compreso nell’installazione di NetBeans 6) e decomprimiamo il pacchetto:
$ cd ~/netbeans-6.0/mobility8/WTK2.5.2
$ sh /path/to/jdk-6u3-linux-i586.bin
$ ln -s jdk1.6.0_03 jdk32
In seguito, dovremo editare lo script di avvio dell’emulatore WTK:
$ cd ~/netbeans-6.0/mobility8/WTK2.5.2
$ vim bin/emulator
(ovviamente potete utilizzare il vostro editor preferito al posto di vim)
e modificare la prima riga del codice in questo modo:
javapathtowtk=/home/user/netbeans-6.0/mobility8/WTK2.5.2/jdk32/bin/
Adesso potrete finalmente testare le vostre applicazioni J2ME sull’emulatore! :)
Dopo aver aggiornato automaticamente, e senza alcun problema, la mia Kubuntu casalinga dalla release Feisty Fawn alla nuova Gusty Gibbon, mi sono buttato nell’upgrade della distribuzione sul mio PC in ufficio… c’era da aggiornare Fedora dalla versione 6 alla 8 (passando per la 7) utilizzando yum, ma niente mi faceva pensare che sarebbe stato un cambiamento indolore.
Si trovano numerose guide in giro per la rete, tutte che consigliano gli stessi passaggi (cito solo quelli per l’aggiornamento alla versione 8, per la 7 sono analoghi):
Scaricare
fedora-release-8-3.noarch.rpm e fedora-release-notes-8.0.0-3.noarch.rpm.
- rpm -Uhv fedora-release-8-3.noarch.rpm fedora-release-notes-8.0.0-3.noarch.rpm
- yum clean all
- yum -y update
Si è messo a scaricare qualche migliaio di pacchetti e il mattino successivo ho trovato un bel “Completed!” impresso sul terminale. Bene! cioè… Strano! :D

Prima “sorpresina”: la ATI/AMD ha deciso di non supportare più, con i driver ufficiali fglrx, la scheda video installata su questo PC, una FireGL V3100 128 MB, come se ormai fosse da buttare. Mah!
Per far funzionare l’accelerazione 3D si dovrebbero downgradare i driver manualmente, ma la versione precedente supporta fino a Xorg 7.1… quindi avrei dovuto downgradare anche Xorg… e tutte le sue dipendenze ovviamente (credo che si sarebbe portato appresso tutti gli altri pacchetti di Fedora!).
Insomma… risultato finale: niente Compiz! :(
(lo so, può sembrare poco attinente ad un pc da ufficio, ma vi assicuro che alcuni plugin sono utilissimi)
Secondo inconveniente: non funziona Java! Al primo tentativo di far partire NetBeans, il risultato è stato un bellissimo…
java: xcb_xlib.c:50: xcb_xlib_unlock: Assertion `c→xlib.lock’ failed.
Identico messaggio per tutte le altre applicazioni Java con interfaccia grafica.
Wow! Che accoglienza!
Ho girovagato un po’ su Google e poi ho trovato la soluzione… basta aprire un terminale e…
# sed -i ‘s/XINERAMA/FAKEEXTN/g’ [path java]/jre/lib/i386/xawt/libmawt.so
( spiegazione: sed è uno “stream editor”, cioè tratta anche i file binari mantenendone l’integrità… gli è stato dato il comando di sostituire (s) tutte le occorrenze (g) della stringa XINERAMA con la stringa FAKEEXTN nel file [..]/libmawt.so, scrivendo direttamente sul file (-i) )
Dopo questa operazione è partito tutto regolarmente.
Per il resto tutto a posto.
C’è da notare che gli unici problemi sono stati causati uno dalla ATI e l’altro dalla Sun, ma mi sento di dire che Ubuntu è completamente su un altro pianeta! :)
Esattamente 9 mesi dopo il rilascio della versione 11, ieri Patrick Volkerding ha annunciato ufficialmente la nascita della sua nuova creatura… Slackware Linux 12.0!
I toni dell’annuncio sono entusiastici, probabilmente perchè Pat sa benissimo di aver superato alcuni ostacoli che impedivano a Slack di essere considerata unanimemente una distribuzione “a tutto tondo”: ormai tutti volevano Xorg 7.2 per far girare il nuovo Compiz Fusion? E lui ha pacchettizzato Xorg 7.2! Tutti volevano l’automount delle periferiche, per quanto orribile possa sembrare ad uno Unixiano? Ed eccolo!
E’ una distribuzione simplice, leggera e solida, caratterizzata da una stabilità che può essere vitale per un server… e decisamente piacevole per un utilizzo desktop! :) E’ questa la vera potenza di Slack!
Sebbene sia passato con estrema soddisfazione a Kubuntu 64bit sul mio nuovo desktop (ma solo perchè non ha apparenti limiti hardware e quindi posso spremerlo tranquillamente :P), penso che adesso correrò ad installare Slack 12.0 sul Vaietto… già mi mancavano le ricompilazioni “ad-hoc” del kernel ed un sistema pulito pulito come piace a me!
Grazie Pat!
Avete una sola linea ADSL senza router e utilizzate il vostro PC per condividere la connessione a internet con altri computer nella vostra rete? Bene, allora avrete sicuramente passato dei brutti momenti quando dall’altra parte si mettono a scaricare “a palla” e a voi rimangono poche briciole di banda libera! :-S
C’è una tecnica che si chiama traffic shaping che serve proprio per gestire il QoS (quality of service) della rete… si può decidere di dividere la banda totale con dei limiti ben definiti, in modo da garantire una velocità decente di downstream e upstream per tutti.
Il “problema” è che metter su un sistema di shaping è un’operazione luuunga: si devono etichettare i pacchetti con iptables e definire delle classi con tc per poi limitarne il traffico con righe di comando “in arabo” (vedi qui).
Ma io voglio soltanto limitare la larghezza di banda su un’interfaccia, su tutte le porte e su tutti i tipi di pacchetto! Il concetto è semplice, perchè la realizzazione deve essere così complicata?
Probabilmente in un server con Slackware avrei volutamente realizzato lo shaper a manina (questione di stile della distro), ma mentre mi sbattevo la testa al muro per il suddetto motivo, mi è venuta l’intuizione di cercare con Aptitude, il gestore di pacchetti di Kubuntu (evviva la comodità!), la parola “shaping”… e cosa trovo? wondershaper!
In definitiva… bando ai convenevoli… se volete limitare la banda su un’interfaccia di rete, basta fare così:
$ sudo apt-get install wondershaper
$ sudo wondershaper [interfaccia] [downstream] [upstream]
esempio:
$ sudo wondershaper br0 128 640
… per limitare la banda dei client collegati all’interfaccia br0 (da me è il bridge di rete) in download a 640 Kbit (80 KB/s) e in upload a 128 Kbit (16 KB/s).
I valori indicati hanno come riferimento il gateway, quindi l’upstream verso il client è in realtà il downstream del client da internet… esattamente il contrario di quello che si potrebbe pensare a prima vista (infatti sbagliai) :P
Se si vuole rendere l’impostazione permanente anche dopo il riavvio, basta inserire il comando in uno script in /etc/init.d.
Kubuntu… non so davvero da dove cominciare. :o
Come ho già anticipato, computer nuovo => distribuzione Linux nuova. E quale distribuzione è + innovativa di Ubuntu? Credo proprio nessuna! Gli elogi del pubblico e della critica non hanno lasciato spazio a tanti dubbi… era questo il sistema operativo giusto per PCriddu! :D … e luce fu!
Chi mi conosce da tempo saprà benissimo che sono uno Slackwarista ormai da anni, quindi da questo punto di vista ho un occhio critico abbastanza pericoloso per ogni novità che si affaccia all’orizzonte. Ma vediamo il lato positivo: so riconoscere i difetti, ma anche i pregi dei “cambiamenti”… e questo sì che è un cambiamento radicale!
Cosa cerco in Ubuntu? 1) sicurezza nelle installazioni dei programmi pacchettizzati; 2) poche perdite di tempo dietro a librerie e compilazioni; 3) qualcosa che possa sfruttare bene il mio nuovo dual core a 64 bit; 4) qualcosa di BELLO!
Ma andiamo per ordine: ho montato il PC nuovo dotato di scheda madre Asus con chipset NForce 570, processore AMD Athlon 64 X2 Dual Core, scheda video NVIDIA GeForce 7600GT PCI-E e HD Sata2… diciamo che sono quattro ottimi motivi per cui una normale installazione di una distro GNU/Linux potrebbe non andare perfettamente.
Avvio il PC appena montato e purtroppo devo installare prima WinXP (mi spiace, ma la bestiolina avrà bisogno di giocare ogni tanto). Lascio Windows alla fase di post-installazione (se avessi continuato sarebbe comparsa la graffetta animata che mi proponeva il tour delle innovative funzionalità del sistema operativo.. meglio evitare!) e gli dico addio per riavviare con il luccicante DVD di Kubuntu 7.04 Feisty Fawn 64 bit precedentemente scaricato e masterizzato.
Comincia a succedere qualcosa… si avvia (un po’ lentamente, a dirla tutta) una live di Kubuntu! Sarebbe perfettamente utilizzabile per montare dischi e fare operazioni di recovery, quindi lo terrò a mente, ma sul desktop c’è un’icona con scritto “Install”.
Scelgo la lingua italiana, qualche altra impostazione, e poi mi fa partizionare il disco tramite un tool grafico incluso nell’installazione (ho scelto di partizionare manualmente perchè sono abituato così… non ci posso fare niente, l’animo dello Slackwarista rimane :P). Avanti avanti avanti avanti… e comincia a copiare i file… installazione FULL!
Riavvio…
…. non parte niente! Dice che non trova il kernel! :D MA LOL! Fortuna che c’è la live per il recovery! Eheheh!
Avvio la live e cerco di capire cosa c’è che non va…. monto il disco e vedo che effettivamente c’è tutto il filesystem, anche il kernel. Quindi qualcosa non doveva andare nel bootloader… così apro la configurazione di GRUB, do un’occhiata veloce e vedo qualcosa di VERAMENTE strano: praticamente se n’è fregato altamente che ho un hard disk SATA e ha pensato bene di indirizzare le voci del bootloader su hda5 invece che su sda5, come se fosse un IDE! :| Vabuò… correggo e riavvio.
Ma l’utente medio come avrebbe fatto? :-o
Finalmente parte… schermata di login di KDM molto curata graficamente e poi… KDE! Figo! Funziona tutto!
La prima cosa che noto è il NetworkManager vicino all’orologio… click destro e…. caspitaaaaa!! mi ha rilevato automaticamente la scheda wireless e mi elenca tutte le reti raggiungibili!! Su Slackware ci avevo perso non so quanto tempo!! :D Clicco, inserisco la chiave WEP della rete… e sono su Internet! :| Non ho nemmeno dovuto installare i driver… su Windows non è mica così facile, eh! :lol:
Anche la scheda madre è stata riconosciuta immediatamente ed è possibile anche monitorare i sensori della temperatura, velocità delle ventole e voltaggio.
Apro il menù di KDE e lo trovo molto diverso da quello dello stesso KDE, ma di Slack: qui è molto più ordinato e spicca tra tutti la voce “Aggiungi/Rimuovi Programmi” (sarebbe la versione grafica del famoso apt-get che i debianisti tanto osannano): ovviamente ci clicco, inserisco la password, e mi trovo davanti una lista di software divisi per categorie… Grafica, Giochi, Internet… basta soltanto scegliere e far cliccare su un bottone per ritrovarsi il programma pronto per l’uso con l’icona già posizionata nel menù.
Comincio a notare qualcosa: tutti gli utenti possono effettuare operazioni di amministrazione, soltanto inserendo la propria password. L’utente root cessa di avere quell’importanza fondamentale che ha sempre avuto e su Ubuntu praticamente scompare, sotto l’effetto del sistema “sudo”, che comunque consente di tenere ben divise le operazioni comuni da quelle rischiose. Per un sistema desktop ci può anche stare.
Installo i driver (proprietari) NVIDIA sempre con lo stesso metodo, Firefox (c’è solo Konqueror di default), aMule, aMSN, i codec MP3 (che essendo software proprietario non sono inclusi nella distribuzione)…. e Beryl! :| Non so a quale santo bisogna appellarsi per fare una cosa del genere su Slackware, ma qui è tutto automatico…. ho impostato l’avvio automatico, ho fatto ripartire KDE e mi sono ritrovato il desktop tridimensionale che più tridimensionale non si può! Eccoooo… era questo che volevo da quel mostriciattolo che si chiama 7600GT! :D
C’è voluta una ricerchina di 5 minuti con Google per far andare il plugin Flash sotto Firefox. Il motivo è che la Macromedia non ha voluto rilasciare un plugin precompilato a 64 bit, quindi per poter usufruire di YouTube et similia c’è bisogno di far girare il plugin a 32 bit emulato da nspluginwrapper.
Una chicca? Ho installato Counter-Strike Source e l’ho fatto partire sotto emulazione wine! Nessun problema! :lol:
E adesso chi ha + bisogno di Winzozz? :P
Kubuntu?? Promossa a pieni voti! ;)
PS: ovviamente sul portatile rimane la Slack 11… sono arrivato ormai all’equilibrio cosmico!! “Bob”, vedi che rimango fedele? Sii compresivo!
E’ passato il giusto lasso di tempo dal rilascio della versione 11.0… il giusto per poter cominciare a sfornare qualcosa di rivoluzionario! :D
Dopo gli ultimi changelog della current, si evince che Slackware si allontana dalla concezione esclusivamente server-oriented e si rivolge anche all’utente desktop, grazie alle numerose richieste che papà Patrick ha ricevuto da chi ha fatto di Slackware la propria distribuzione preferita in ogni ambito.
Ovviamente mi riferisco alla ristrutturazione grafica che vede compiz protagonista assoluto, aiutato da una semplicità d’installazione a dir poco disarmante. Spesso, infatti, mi è capitato di leggere procedure lunghissime per poter vederer sul proprio desktop il famoso cubo 3D, con modifiche radicali e poco sicure al sistema… sinceramente a questa condizione non l’avrei mai installato! Invece, essendosi guadagnato il supporto ufficiale, adesso compiz si riesce ad installare come qualsiasi altro programma in pochi secondi… ovviamente avendo tutto aggiornato alla current ;)

I cambiamenti principali sono pochi e decisivi: passaggio definitivo al kernel 2.6, gcc4, glibc 2.5, xorg 7.2 modulare… ed il resto viene da se :)
KDE è alla versione 3.5.6 da un bel po’, ma è stato ricompilato e riorganizzato, e l’automount delle periferiche removibili funziona correttamente grazie all’inclusione nella distribuzione di udev, hal e dbus già dalla versione 11.0.
Prima dell’aggiornamento è sempre consigliata un’attenta lettura ai sacri consigli di Patrick, uno che sa benissimo come fare le cose sistemate e very professional! :P Ci si ritroverà con un sistema completamente nuovo e all’avanguardia, pur rimanendo nella sua essenza una vera Slackware.
Considerando che la current è la versione “di sviluppo”, ci aspettiamo ancora tanti miglioramenti… forza Pat, che “Bob” sia con te!
Hello world!
Nell’ultima settimana mi è capitato di dover metter su un cluster di server orientati non tanto alla distribuzione del carico computazionale, ma alla continuità di un servizio… questi sistemi sono detti “High-Availability Systems” e, acquistati come prodotti inscatolati e pre-configurati, costano UN BOTTO!
Fortuna che esiste il nostro amico GNU/Linux! :P
In parole (molto) povere ci devono essere due server, uno attivo ed uno in stand-by, con lo stesso identico contenuto… quando il server principale si rompe o salta la connessione per un qualsiasi motivo, l’altro deve consentire la continuità del servizio in modo totalmente trasparente all’utente.
Si necessita quindi di un filesystem distribuito su entrambi i server e costantemente sincronizzato.
Di ciò si occupa DRBD (Distributed Replicated Block Device), un demone che gira in background ed ha il compito di replicare la scrittura dei dati in un filesystem su un altro filesystem remoto (mirroring).
Basta installarlo, impostare le directory da sincronizzare, e lanciarlo contemporaneamente su entrambi i server; in pochi minuti il contenuto del server impostato come primario viene mirrorato sul secondario.
Per rendere il sistema fault-tolerant serve un altro programma, HeartBeat: questo deve monitorare costantemente lo stato del cluster, gestire in qualche modo la mancata reperibilità di uno dei server e comunicare ai router di instradare il traffico verso il server correntemente attivo.
Ecco i link per il download:
DRBD http://www.drbd.org
HeartBeat http://linux-ha.org/download/index.html
Lo scopo di questo post è di rendere nota la facilità di realizzazione di un sistema che alcuni fanno pagare caro, giocando sulla disinformazione della gente; quindi per un approfondimento relativo ai dettagli di installazione e configurazione dei servizi descritti, voglio rimandarvi ad una guida molto ben scritta da Alberto Camozzo.
Ancora una volta GNU/Linux trionfa e le nostre tasche sono meno tristi! :D
E’ stata rilasciata questa mattina l’attesissima versione 11.0 della distribuzione più amata da tutti i SubGenius del mondo… Slackware Linux!
Il kernel di default è il 2.4.33.3, ma in /extra troviamo il 2.6.17.13 e in /testing il 2.6.18.
Tra i pacchetti preinstallati ci sono KDE 3.5.4 (con Amarok 1.4.3), XFCE 4.2.3.2, le ultime versioni di Firefox e Thunderbird, più SeaMonkey 1.0.5 (che sostituisce la suite Mozilla). Include anche glibc-2.3.6, gcc-3.4.6, X11R6.9.0, e molti altri!
Vi consiglio vivamente di utilizzare BitTottent per scaricare la ISO del DVD, perchè i server saranno abbastanza intasati. L’indirizzo per il download è http://www.slackware.com/getslack/torrents.php .
Slackware… when you get serious!
PS: qualora non aveste mai utilizzato Slackware e foste in qualche modo intimoriti dalle voci che girano sulla sua difficoltà di utilizzo, tenete presente che è l’unica distribuzione protetta da una divinità… “Bob”…
Non lasciatevi scappare questa occasione… “Bob” può proteggervi contro qualsiasi disavventura, basta un vaglia di 20 € + IVA per ogni miracolo richiesto.
Avevo un po’ di tempo libero ieri sera, così ho pensato di smanettare con la mia amata Slackware per far fungere i tasti Fn del caro vaietto.
Ho trovato una guida in inglese in rete… significa che qualcun altro c’era riuscito, quindi non era impossibile come pensavo! :P
La configurazione è un po’ laboriosa, ma come al solito ho aggiornato (e, finalmente, completato!!) il mio TUTORIAL, spiegando passo passo come far funzionare tutte le combinazioni per aumentare e diminuire il volume e la luminosità dello schermo… ed anche per avviare la sospensione.
E’ una bella soddisfazione avere tutto funzionante al 100%!
Peccato che il kernel 2.6.18 non è ancora uscito, quindi dovrò sopportare ancora per un po’ il modulo dell’audio buggato.
Sono riuscito a trovare qualche minuto di tempo nelle movimentatissime giornate trentine per riscrivere il tutorial sull’installazione di Slackware sul Sony VAIO S3XP.
Adesso è tutto aggiornato al kernel 2.6.17.4, ma presto arriverà un altro update, in occasione del bugfix per la scheda audio.
Beh… direi che sta cominciando a prendere la forma di una cosa abbastanza seria! :D
Notiziona: mi hanno pubblicato su tuxmobil.org!!! :D Adesso aspettiamo linux-laptops.net…
Ho praticamente raggiunto il famoso Nirvana degli Slackwaristi… quindi adesso posso RImettermi a studiare in santa pace per produrre le slide della tesi.
Magari da martedì però…
… domani (ormai oggi) è il 25° anniversario di matrimonio dei miei genitori… sarà una giornata un po’ movimentata, perchè dovrò fare da testimone alla cerimonia! Poi loro partono in crociera per 5 giorni :)
Ci sono riuscito! :D Ho configurato tutto per benino… e ora vi spiego come ho fatto, sperando che questo post possa essere utile a qualcuno in futuro.
Qualche specifica tecnica: CPU Intel PentiumM 760 2GHz, schermo widescreen 13.3’’, HD SATA 80GB, video NVIDIA GeForce Go 6200 TurboCache 128MB, scheda Intel PRO/Wireless.
Cominciamo dall’inizio: all’avvio bisogna entrare nel BIOS (premendo F2 quando spunta il logo VAIO) e modificare un’impostazione per abilitare la visualizzazione a schermo intero. Senza questa modifica, lo schermo di Linux occuperà soltanto una piccola porzione dello spazio disponibile!
Da Windows ho partizionato l’hd SATA con 7Tools Partition Manager in questo modo:
- sda1 partizione nascosta per il recovery
- sda2 NTFS 25GB Windows XP
- sda3 FAT32 30GB partizione di scambio
- sda4 partizione estesa
|— sda5 ReiserFS 24GB Linux
|— sda6 Swap 1GB
Ho riavviato con il DVD di Slackware 10.2 inserito e al prompt “boot:” ho scritto “sata.i” (senza virgolette), che è il kernel con il supporto serial ATA (altrimenti il disco rigido non sarebbe stato rilevato).
Sono andato avanti nell’installazione normalmente, come su un PC fisso, senza particolari cambiamenti. Ho installato LILO (il boot loader) sull’MBR e alla fine dell’installazione ho riavviato.
Il primo boot non è stato particolarmente traumatico, ma è ovvio che molte cose non funzionavano. C’erano da intallare di driver grafici, il touchpad, il wireless e tante altre cosette.
Prima di tutto ho preso i sorgenti del kernel vanilla 2.6.13 dal DVD di Slack (da testing/source/linux-2.6.13/linux-2.6.13.tar.bz2) e li ho decompressi in /usr/src.
Ecco il mio .config impostato per il Sony Vaio VGN-S3XP (ma penso per molti anltri modelli)!
Per compilare il kernel ed installarlo, copiate il .config nella dir dei sorgenti ed eseguite:
# make
- make modules_install
- cp System.map /boot/System.map-2.6.13
- cp arch/i386/boot/bzImage /boot/vmlinuz-2.6.13
Poi ho modificato /etc/lilo.conf in modo da aggiungere un’opzione all’avvio con il nuovo kernel (basta copiare un’altra volta le righe già scritte per il kernel 2.4 e modificare il nome del file del kernel). Poi un
# lilo -v
ed il grosso del lavoro è fatto! :)
Dal prossimo avvio funzionerà quasi tutto, compreso l’audio con ALSA (basta lanciare un alsaconf ed andare avanti nella procedura e poi impostare i livelli con alsamixer).
Il prossimo passo sarà la configurazione del wireless.
Ho scaricato i moduli ieee80211, ipw2200-1.0.6 ed il firmware ipw2200-fw-2.3.
Ho decompresso i primi due, e per ognuno ho fatto
# make
- make install
Poi ho decompresso il firmware in /lib/firmware.
Dopo un reboot (per sicurezza) basta fare un
# modprobe ipw2200
e lanciando iwconfig spunterà una periferica wireless pronta all’uso! :D
Per una rete ad-hoc come la mia ho impostato tutto così:
# iwconfig eth2 mode Ad-Hoc essid “Casa” nick ""
e poi ho impostato la scheda con ifconfig per collegarsi alla rete wireless di casa con la connessione ADSL condivisa:
# ifconfig eth2 192.168.2.2 netmask 255.255.255.0 up
- route add default gw 192.168.2.1
Una volta raggiunto il contatto con l’esterno, ho potuto installare swaret per scaricare gli ultimi aggiornamenti di Slackware 10.2.
Questo è il mio swaret.conf già impostato con i repository di LinuxPackages e Slacky.it (da copiare in /etc).
Il touchpad funziona decentemente anche con il protocollo PS/2, ma i driver synaptics permettono di migliorare il rilevamento dei tap e doppio-tap, nonchè di utilizzare lo scrolling del touchpad.
Dopo il download del file bisogna decomprimerlo e compilare il driver con i soliti
# make
- make install
e modificare il file /etc/X11/xorg.conf aggiungendo una sezione per il touchpad. Più avanti c’è il link per il mio xorg.conf.
Per i driver grafici è bastato scaricare gli ultimi driver NVIDIA dal sito ufficiale e modificare il file xorg.conf per fargli usare il driver nvidia al posto del vesa e il monitor con la risoluzione 1280×800.
Il mio xorg.conf con la configurazione della grafica e del touchpad.
A quanto pare è possibile far funzionare il controllo della luminosità dello schermo attraverso il modulo sonypi ed il programma spicctrl, ma è un metodo in fase di sperimentazione e non ci sono ancora riuscito. Appena saprò qualcosa di più, lo scriverò sicuramente.
Spero di essere stato utile! In caso affermativo, lasciate un commento a testimonianza del vostro passaggio :)
Leggi il tutorial aggiornato in formato HTML.
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